Il Cantiere della Reputazione: strumenti per ricostruire la credibilità perduta dell’Architetto

In questi primi giorni del Nuovo Anno, non solo è tempo di bilanci (che a volte sono solo elenchi di cose che non vanno e che poi vengono velocemente accantonati) ma di individuazione dei problemi relativi alla propria Professione e di proposte per possibili soluzioni.

Il problema principale dell’Architetto, in questo periodo storico, secondo opinione comune, è la sua Reputazione.

Negli ultimi decenni la figura dell’Architetto ha subito un progressivo indebolimento della propria Reputazione sociale.

Da regista della trasformazione dello spazio abitato, garante della qualità dell’ambiente costruito ed interprete dei bisogni collettivi, l’Architetto è spesso percepito oggi come un tecnico accessorio, un costo evitabile o, peggio, un Professionista distante dalla realtà concreta dei cantieri e delle persone (i divertenti video che lo ritraggono in cantiere mentre impartisce assurde direttive sono la “cartina tornasole” di questa situazione).

Una Reputazione macchiata da decenni di comportamenti scorretti da parte di alcuni colleghi (per non dire numerosi e troppi) che hanno causato non solo danni e conseguenze ai singoli Professionisti (basti guardare i recenti fatti del famoso scandalo dell’”Urbanistica a Milano”) ma che hanno compromesso la percezione dell’intera categoria da parte della collettività.

Siamo passati in pochi anni dal profondo rispetto che la comunità nutriva per il “Professionista Architetto” (basti pensare all’autorevolezza di Architetti come Giò Ponti, Vico Magistretti, Ignazio Gardella, Achille Castiglioni ed altri progettisti di straordinarie doti e principi) alla considerazione dello stesso Professionista come una figura “superflua” del processo edilizio ed architettonico che ha principalmente il compito di compilare e sbrigare la parte burocratica perché il progetto “l’ho fatto io” Committente (impiegato contabile o peggio casalinga dotata di “buon gusto”) ed il cantiere lo seguirà “mio cugino Geometra che però non è iscritto all’Ordine”.

L’Architetto è considerato un “passacarte” dalle dubbie competenze che propone progetti costosissimi ed irrealizzabili; è un “artista” privo di qualsiasi spirito pratico, avulso dalla tecnica e che spesso non rappresenta il Committente che aveva promesso di tutelare.

Questa è l’Accusa, questo è il Problema.

Considerando il comportamento di molti Colleghi (per fortuna non tutti) che ho “incrociato” nella mia ormai pluriventennale carriera, come posso negare un fatto del genere?

E’ vero, il Mondo è cambiato, le parcelle sono diventate ormai ridicole e non sono più quelle degli anni ’80-’90, anche se nell’immaginario collettivo, l’Architetto è un Professionista ricchissimo che chiede cifre immotivate rispetto allo sforzo, all’impegno (all’”effort”, come mi ha rinfacciato un giovane potenziale Committente un paio di anni fa considerando la mia richiesta di parcella esagerata per ristrutturare un intero edificio bifamiliare); questa però non è una scusa accettabile per giustificare il comportamento di molti Colleghi che hanno compromesso e continuano a compromettere la Reputazione dell’Architetto.

Non serve nemmeno dire: “E’ colpa nostra, della categoria”. Anche questa è una scusa, il vecchio metodo del “E’ colpa di tutti, non è colpa di nessuno” non funziona più, ci sono Nomi e Cognomi ed è giusto che sia così.

Ma siccome assegnare colpe non serve a nessuno, dobbiamo trovare le soluzioni per “Riabilitare” la figura dell’Architetto e continuare a svolgere il lavoro che amiamo e per il quale abbiamo studiato e faticato tanto.

Per questo dobbiamo fare quello che sappiamo fare meglio: “aprire un cantiere”, il cantiere della Reputazione dell’Architetto.

Ricostruire la credibilità perduta non è un’operazione di immagine, ma un vero e proprio cantiere culturale, che richiede strumenti, metodo e visione.

Da dove cominciamo? Dagli Ordini professionali? Non direi, è una battaglia persa.

Dall’impegno politico per cambiare le cose? Persa anche quella.

Iniziamo da noi stessi! Dall’Educazione, dalla Cultura in generale e dalla Cultura Architettonica Artistica e Professionale in particolare, dalla Comunicazione agli altri dei nostri valori che hanno profonde radici nella Storia dell’Architettura, della Professione e dell’Uomo.

La crisi di reputazione: cause strutturali, non individuali

La perdita di autorevolezza dell’Architetto non nasce da una carenza di competenze, ma da un sistema che ha progressivamente frammentato il processo edilizio.

Normative ipertrofiche, logiche di massimo ribasso, standardizzazione del progetto e sovrapposizione di ruoli hanno eroso la centralità del pensiero progettuale.

In questo contesto, l’Architetto è stato spesso confinato al ruolo di “disegnatore di adempimenti”, più che di stratega dello spazio.

A ciò si aggiunge una responsabilità interna alla Professione: una comunicazione debole, autoreferenziale, talvolta incapace di spiegare il valore reale del progetto alla Società Civile. Dove non si racconta il valore, questo viene facilmente messo in discussione.

Quante volte ci siamo sentiti dire “mi faccia solo un disegnino”.

In questo comune caso di umiliazione della Professione, la questione è duplice:

  • gli Architetti come categoria non sono stati capaci di comunicare al Committente, che normalmente (ci mancherebbe) per sua natura non è esperto di questioni progettuali e procedure, il vero valore del Progetto di Architettura, i vantaggi in termini economici e di tempo che egli avrebbe incaricando un Architetto e gli svantaggi a delegare la realizzazione della propria casa (od immobile in generale) ad una figura non esperta;
  • Il Committente in questione potrebbe essere sbagliato e non all’altezza dell’Architetto (qualcuno deve pur dirlo), non perché sia cattivo ma perché non crede nel valore del servizio che sta chiedendo perché ha solo bisogno di quello che, nel settore, secondo una terminologia molto tecnica viene definito ……” firmaiolo”!

Dal progetto all’impatto: tornare a parlare di valore

Il primo strumento per ricostruire la Reputazione è riconnettere il progetto al suo impatto. L’Architetto non produce solo elaborati grafici, ma genera Qualità della Vita, Sostenibilità economica ed ambientale, sicurezza, inclusione sociale.

Rendere misurabili e comunicabili questi effetti è fondamentale.

Occorre spostare il racconto dall’estetica alla Responsabilità: responsabilità verso il territorio, verso le risorse, verso le comunità.

Un progetto ben concepito riduce costi futuri, migliora la salute, valorizza il patrimonio. Questa narrazione deve diventare patrimonio condiviso, non slogan di settore.

La Responsabilità risiede anche in quello che si progetta e che si firma ed è molto rilevante e non può essere gratuita perché comporta costi ingenti come assicurazioni e formazione specifica.

L’errore più comune e più grossolano che il Committente commette è quello di chiedere un preventivo ad una o più imprese per la ristrutturazione di un immobile senza un progetto (per risparmiare sulla parcella dell’Architetto) per poi, solo in un secondo momento, contattare un progettista per la firma delle pratiche edilizie e catastali specificando bene che non è necessario ne computo metrico (il documento indicante tutte le lavorazioni e le forniture necessarie per realizzare un progetto e tutelare sia il Committente che l’Impresa) ne la Direzione Lavori “perché ho tempo libero e la faccio io”.

I rischi di questa purtroppo “comune procedura” sono altissimi.

Si rischia di interpellare l’impresa sbagliata che proponga un preventivo molto basso (che viene definito ironicamente “all esclusive” -tutto escluso) che poi lieviterà in maniera importante in corso d’opera con il rischio di non riuscire a completare i lavori per mancanza di fondi (Ristrutturazione: 5 Errori da evitare per risparmiare Tempo e Denaro).

Inoltre, tralasciando il fatto che in presenza di una pratica edilizia la Direzione Lavori “formale” e le relative responsabilità sono in capo al Progettista od al Direttore dei Lavori designato, questa attività non può essere svolta da una figura non tecnica e comunque non esperta e non abilitata.

Trasparenza e competenza: il nuovo patto fiduciario

La fiducia si ricostruisce con la Trasparenza.

L’Architetto deve mostrarsi come un Professionista che governa la complessità, chiarisce i processi, anticipa i rischi ed accompagna il Committente nelle scelte. Non un detentore di verità assolute, ma un interprete competente.

In questo senso, la formazione continua non è solo un obbligo deontologico, ma uno strumento reputazionale.

La capacità di padroneggiare temi come Sostenibilità, digitalizzazione, gestione del cantiere, economia circolare e rigenerazione urbana rafforza l’immagine dell’Architetto come figura contemporanea, utile e necessaria.

Presenza pubblica e responsabilità sociale

Un altro cantiere aperto è quello della presenza pubblica.

L’Architetto deve tornare a essere una voce autorevole nel dibattito su città, paesaggio, casa, infrastrutture.

Scrivere, parlare, partecipare ai processi decisionali, dialogare con Amministrazioni e cittadini non è un’attività collaterale, ma parte integrante della Professione. È per questo che, nella scelta di un Professionista, l’importo della parcella non è il primo ed unico fattore da valutare; si dovrebbe considerare la competenza dell’Architetto ed il suo impegno in attività di comunicazione, formative ed accademiche.

La Reputazione si costruisce dimostrando anche una responsabilità sociale attiva: difendere la qualità dell’abitare, denunciare il degrado, proporre visioni alternative.

Dove l’Architetto abdica a questo ruolo, altri soggetti – spesso meno competenti – occupano quello spazio.

Dalla Difesa alla Proposta: una nuova Postura Professionale

Riabilitare la figura dell’Architetto significa infine cambiare “postura”: passare dalla Difesa corporativa alla Proposta culturale.

Non rivendicare centralità per diritto acquisito, ma conquistarla dimostrando utilità, visione e capacità di sintesi.

Il “Cantiere della Reputazione” non si chiude in tempi brevi. È un lavoro stratificato, paziente, lungo, fatto di coerenza quotidiana, qualità progettuale, etica professionale e capacità di comunicare il senso profondo del proprio operare.

Ma è un cantiere necessario: perché senza Architetti autorevoli, non esistono città giuste, durevoli e consapevoli.

Apriamo insieme questo cantiere, Professionisti e Committenti!

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